Il potere, il favore, il pro, è sempre il web semantico, o per meglio dire, il codice (X)HTML +CSS usato al fine di massimizzare il significato che si vuole dare ad una determinata pagina web. Oggi all’università sentivo l’ennesima discussione circa il non usare o usare le tabelle nella realizzazione di un layout (X)HTML.
Questo genere di confronti non mi interessano più, anzi, mi forniscono un’immagine anacronistica di chi si occupa di sviluppo web in Italia. Per quanto mi riguarda la mia posizione e ferma contro le tabelle usate da elementi strutturali di una pagina per, evitare i più volte citati probemi riguardanti accessibilità e SEO. Comunque oggi restavo fuori dal discorso, non tentavo assolutamente di convincere i “pro-table”, ma mi affascinavano i “no-table”. Mi affascinavano perchè sono il risultato finale di un decennio di “lotte”, di cui però non hanno capito bene il senso.
Questi cultori del design free-table sono dei talebani dell’ultima ora. Hanno scordato assolutmaente il concetto per cui se un elemento di markup esiste molto probabilmente ha un suo utilizzo, una sua funzione ben precisa. Vorrebbero usare elementi non consoni anche per realizzare calendari, tavole pitagoriche, tavole degli elementi chimici. Ma gli hacker del W3C sono tutti dei cretini? Io non credo!
Continuando il discorso del professionismo nel web development, è professionista chi riesce ad utilizzare nel migliore dei modi gli strumenti che dispone, che quasi sempre è anche il modo più semplice, o almeno il più logico: Le tabelle vanno utilizzate per i contenuti tabellari. Altrimenti si rende un contenuto non semantico, non si da ad una serie di caratteri alfanumerici il significato per cui sono stati scritti.
A fagiolo Roger Johansson pubblica un articolo menzionando le tecniche di Eric Meyer per ottenere degli istogrammi: una basata sulle tabelle, l’altra senza tabelle. Il risultato finale è il medesimo, hai fini del significato rappresentato, dell’accessibilità con gli screen reader e per le campagne SEO, la tecnica con le tabelle è migliore.
In italia stiamo ancora troppo indietro, nel bene e nel male. Ma ora non mi sorprendo più.