Sembrerebbe che l’articolo circa i costi di progettazione apparso sul blog di Blue Flavor, web agency di Seattle tra i cui membri troviamo Keith Robinson, abbia riscosso un certo interesse nella blogosfera. Cameron Moll dice la sua giocando, si fà per dire, con i Diagrammi di Veen: idea originale per rappresentare l’argomento e la situazione. Certo, si parla, tra Cameron Moll e Blue Flavor, di altre culture, altre idee, altro modo di pensare lo sviluppo web, i professionisti che vi girano intorno, i clienti possibili e la vicinanza o meno con le banane.
Proprio in merito alle banane ed ai costi progettuali, influenzato dal solito articolo, Alberto dice la sua in merito alle difficoltà di comunicazione che si hanno con i clienti, nel rispetto dei medesimi rispetto al lavoro altrui. Due parole: Situazione triste. Ci regala un’acuta osservazione, così semplice e deprimente allo stesso tempo, delle condizioni “generali” italiane.
Continuando la lettura by Mucignat, nei commenti ci si imbatte in vari Lurker(?), presunti o tali, che analizzano la situazione ispirati sempre dall’articolo di Blue Flavor. Totanus puntualizza, come sempre, sulla mancata “professionalità del cliente”, ma fa anche mea culpa per la sovrastima dei costi da paura generale.
Sempre nei commenti Fullo dice la sua: semplice ma efficace, o no?
Ed infine l’agognato Lurker blogless giunge in quel di Mucignat: enfatizza Totanus e suggerisce un business model che a me, purtroppo, risulta un poco criptico: non che abbia un principo di demenza, ma pensavo che l’argomento in merito fosse un altro, ovvero far capire al cliente il valore del prodotto che si sviluppa e che ogni volta che si cambia tale prodotto cambia anche il valore intrinseco ad esso. Traduco: questo è un buon prodotto, anzi rispetto al mercato è ottimo, costa 100, se mi ci fai rimettere la mani costa 110, ma è scontato, non fartelo dire come se facessi elemosina.
Non che chiarisca molto, non che parli esattamente delle stesse cose, ma c’è un libro che forse aiuta.
Se posso dire la mia, che di esperienza come freelance ne ho ben poca però, le questioni che vengono esposte sul fronte italiano sono tutte valide, i clienti sono ignoranti circa il “Mondo Internet”, però il mercato e il relativo valore della professionalità, vengono distrutte anche da ceffi del tipo “Sito Flash a 79€” che l’unica cosa che valgono è un click AdSense, o sono troppo cattivo?

Comments 2
Il lurker blogless suggerisce un business model che esula dall’argomento, nel velato tentativo di sottrarsi alla domanda :-)
Posted 10 mag 2006 at 01:11 ¶Riguardo alla chiosa del tuo pensiero, mi permetto una provocazione: se è vero che le professionalità vengono distrutte da ceffi del tipo “Sito Flash a 79€” è vero anche siano l’offerta ad una precisa domanda di mercato; ad un mercato in cui una buzz-word + una cifra in euro sono l’unica cosa che conta.
Sono le persone “ignoranti”, mi passi il termine per favore, che sono attratte da una buzz-word (Flash?) + cifra in euro possibilmente bassa, ma non il mercato: il mercato, nel lungo periodo, punisce chi si dota delle “professionalità” di ceffi del genere. Nonchè i motori di ricerca, finchè resteranno schizzinosi come ora.
Però i ceffi fanno un mercato che, ad introiti, non è neanche tanto male!
Grazie della visita.
Posted 10 mag 2006 at 07:32 ¶Trackbacks & Pingbacks 2
Stima dei costi…
[...] Aggiungerei però che, per stimare un prezzo e trovare un accordo, sia necessario valutare anche quanto il prodotto incida economicamente sull’attività del cliente. Se un certo prodotto, valutate le caratteristiche richieste, si trova ad avere …
[...] Costi di progetto [...]