A mio avviso con il codice di condotta proposto da O’reilly, si potrebbe rovinare quel naturale flusso di notizie che si generano tra blogger e fruitore dei blog. Il buon senso è più che sufficente: ci sono una serie di regole non scritte che alimentano la blogsfera e credo siano più che sufficenti.
Se l’aspirazione è quello di blogger - surrogato - giornalista, e badate bene che non è un offesa, forse qualche regola di trasparenza sarebbe ben accetta: altrimenti si fa la fine della media-archia RCS / Berlusconi / De Benedetti. Anche una letta al Web Credibility Project non farebbe male.
Dalla parte dei fruitori / utenti / commentatori / troll del blog, credo che un bel va**an**lo sia ottimale. A casi estremi la rimozione del commento e l’inclusione nelle liste di spam non mi spaventano per niente e non danneggiano la mia etica. Senza esagerare però altrimenti si viene confusi con il blog di Paolo Guzzanti.
Comunque, per quanto mi riguarda, la bella e vecchia pagina di disclaimer è sempre attuale. Saprò, di volta in volta, riconoscere le eccezioni.
Tutto questo parlare di codici mi ha fatto ricordare, anche se non strettamente attinente, alla Blogpalla di FalsoIdillio, della quale sono riuscito a trovare una buona copia su Leonardo.
Comments 2
il problema non e’ il codice in se’, ma la professionalizzazione che si porta dietro. da quella dobbiamo rifuggire ancor piu’ velocemente che da maleducazione e appiattimento dialettico.
Posted 11 Apr 2007 at 14:15 ¶Se della “maleducazione e appiattimento dialettico” ti riferivi a quella che leggi su questo blog, me ne scuso profondamente: lotto continuamente con il mio ego per limitare i miei scatti di rabbia sulla tastiera.
I blog professionali? Brrr
Posted 12 Apr 2007 at 07:24 ¶Trackbacks & Pingbacks 1
[...] Noto una strana analogia tra l’instaurazione del codice dei blogger (se ne parla qui qui qui qui qui e qui) e la voglia di dare una regolata a internet e telefonini. [...]