Bellissimo articolo su Wired, forse un poco trionfalistico, riguardo alla grandissima mole di dati con cui oggi possiamo avanzare nuove ipotesi nel campo della scienza. Ma è giusto continuare con i modelli teorici che hanno accompagnato lo sviluppo scientifico e tecnologico degli ultimi 100 anni o devono essere considerati obsoleti?
Io sono per non gettare via il bambino con l’acqua sporca: adattare le “vecchie” teorie per gestire le grandi mole di dati, oppure utilizzare “l’alluvione di informazioni” dell’era della rete per gettare basi meno teoriche a certe branche della scienza.
Cosa ve ne pare? Fantascienza? I toni un pò sensazionalistici dell’articolo mi mettono in guardia, considerare obsoleti i modelli che praticamente “dettano le trame della conoscenza scientifica attuale” mi disarma un poco.
Scrutando il suolo marziano, Phoenix sembrerebbe aver trovato del ghiaccio: sarà di acqua? Qualcuno ne è sicuro! Ed ora cosa cambierà? Quali saranno le novità che porterà una scoperta del genere? C’è vita, o almeno c’è stata vita sul pianeta rosso? La vita evolutasi sulla terra ha avuto origine da Marte?
A mio avviso, almeno da queste parti, Firefox ha l’ultima occasione per diventare un browser prolifico, almeno per il mio concetto di prolifico. Usando le varie versioni preliminari, ammetto che ho poche speranze: in alcuni momenti il panda minore versione 3 succhiava 400 Mb di memoria, ovvero l’uso di memoria di moltissimi sistemi operativi, moltissimi altri ne usano molto meno. Tante e brusche chiusure, anche senza filmati Flash e presunti bug dell’omonimo plugin.
Se penso poi alla prossima integrazione tra Epiphany e WebKit, la voglia di lasciare Firefox e la sua stupida gestione della memoria, o almeno provare a farlo, mi alletta molto.
Staremo a guardare, intanto godetevi e partecipate al Download Day.
Tanto per far presente l’esatta natura dell’incontro tra il Papa, Monarca Assoluto dello stato Vaticano, e Silvio Berlusconi, il presidente del consiglio italiano:
Inoltre, cosa molto importante, perdendosi in tali ricerche perigliose del pelo nell’uovo laicista, ci si dimentica che il tema principale - nonostante la sovraesposizione mediatica - dell’incontro tra Berlusconi e Benedetto XV non è di certo l’immigrazione clandestina.
La chiacchierata verteva soprattutto su ben altro, guarda caso proprio le “solite cose” ben note a noi gretti materialisti, e che rappresentano il vero cuore della questione laica: sovvenzioni pubbliche alle scuole private (tra l’altro vietate espressamente dalla Costituzione), “rispetto della vita” (ovvero opposizione all’autodeterminazione della donna, all’educazione sessuale e alla contraccezione, ad alcuni tipi di ricerca scientifica), “rispetto per la famiglia” (ovvero contrasto all’estensione dei diritti per le coppie non sposate e omosessuali). Il problema di fondo è che, per l’ennesima volta, uno Stato che si autodefinisce “laico” ha la necessità di chiedere il beneplacito del Vaticano, di fatto ricevendone precise direttive (o “amorevoli consigli”).
E il dettaglio degli immigrati serve per distogliere l’attenzione da questa situazione, una delle anomalie italiane.
Volevo scrivere un post sul ritorno dell’energia in Italia. Desideravo scrivere un post privo di fanatismi religiosi e derive ideologiche. Volevo scrivere un post sul nucleare snocciolando dati ed informazioni, in modo da “quantificare” la situazione dal punto dei vista dei costi e dei presunti benefici. Desideravo scrivere un post sul nucleare menzionando James Lovelock e il gruppo Ambientalisti per il nucleare, sottolineando come in Italia, diversamente che in altri paesi, il movimento ecologista è scarsamente preparato dal punto di vista scientifico.
Ora però, non credo che scriverò più questo post: Luca Vinci mi ha preceduto ed anche se lui sia più sfavorevole che favore dell’energia nucleare in Italia, mentre io sia più favorevole che contrario per il bene della differenziazione delle risorse energetiche.
Naturalmente non dimentichiamo il genio che abbiamo in Italia per non farci trovare impreparati in altri campi, come stiamo facendo con il nucleare, in futuro.
Copio ed incollo quanto detto da Marco Beri, visto che vale anche per me:
In questo articolo troverete luoghi comuni, semplificazioni, banalità. Con l’aggiunta di una giusta dose di frustrazione e di rabbia da parte dell’autore, possiamo tranquillamente definirlo un rant.
…Non è corretto giudicare il lavoro degli altri senza conoscere i dettagli, ma questo è un rant, per cui lo faccio e voglio provare a pensare ad una alternativa…
Prima del presente post è consigliata la lettura di Errare humanum est perseverare diabolicum. Detto questo, faccio presente che rispetto a Marco Beri io sarò un poco più ironico.
Per i viandanti di passaggio desidero ricordare anche due riferimenti, RItaliaCamp e Scandalo Italiano, nati allo scopo di approfondire, investigare ed anche migliorare un sito pessimo, mal realizzato ed inutile costato 58 milioni di euro di denaro pubblico.
Ora vado ad illustrare con un video l’uso dello strumento inclina di The Gimp, le sue qualità nascoste ed il suo valore intrinseco.
Come avete potuto notare si tratta di un’attività complessa e delicata, se andiamo valutare esclusivamente l’aspetto tecnico. Qualora dovessimo arricchire la nostra analisi anche di un punto di vista “comunicativo & marketing” non oso pensare alla difficoltà alla quale sono stati sottoposti i creativi che hanno realizzato questo:
Partendo da questo:
Credo che ora avete tutti gli elementi per capire un’attività da 520000 €, ovvero il costo del suddetto restyling del marchio.
NB = Istanbul per lo screencast è una cagata immane
Dopo più di 4 anni ritorna la popolare testata on-line di sviluppo web. Si parla di qualcosa di mitico, agli albori del web e dello studio delle sue tecniche di sviluppo, dei suoi codici e dei suoi canali di comunicazione che cercavano da differenziarsi dalla carta stampata ma non omologarsi al linguaggio televisivo.
Webmonkey ha qualcosa di pionieristico, un ricordo dal sapore particolare. Quattordici anni fa sul web ogni giorno era una scoperta, ogni sito web era un’isola in un oceano che era bello esplorare con calma. Webmonkey, come HTML.it in Italia, era una di quelle isole di informazioni e risorse indispensabili.
Sono veramente contento di questo ritorno: quel web mi manca tanto. Viva il Web 1.0.