Mi hai chiamato in mattinata perché un uccello era entrato in casa, e tu hai paura degli uccelli: poveri passeriformi, a me da tanta felicità sentirli. Invece per te sono la rappresentazione più materiale delle tue fobie. Posso capirti: i ragni generano in me le stesse pulsioni. Non mi fanno schifo, assolutamente, mi spaventano.

A momenti devi uscire, il laboratorio analisi ti aspetta per avere la conferma, quella che tanto aspettiamo.

Qui dentro, dove lavoro ora, il momento è sempre uguale, medesimo, statico, noioso. La luce però è bella: entra fioca nelle finestre e crea un’illuminazione naturale di tutto rispetto. Nessun neon o lampada a risparmi energetico, che ti affatica gli occhi. In fin dei conti è il 1° ottobre del 2009: l’inverno è lontano con le sue giornate buie, ed ancora manca un mese circa al ripristino dell’ora solare. Non che l’inverno mi dispiaccia, lo sai.

Oggi è giovedì: il più bel giovedì di tutta la mia vita.

Mi chiami ma sei delusa, un poco scocciata, non sai cosa pensare, cosa credere, cosa sperare. Dici di aver bisogno di un’altra verifica.

Poi la telefonata arriva, come quel piccolo passero entrò nella cucina poche ore prima: c’è, è lì amore mio, è dentro di te, si nutre grazie a te.

La gioia esplode intorno a noi: chi ci ama è felice. Un abbaglio di tristezza, ma dura poco, ora conta la vita, quella nuova. Ma sono consapevole che ne sarebbe felice, veramente tanto.

Tra nove mesi sarà tra noi, su questo pianeta che ancora non ho ben capito, ma quel poco che ho imparato, errori compresi, saranno la saggezza che proverò a donargli.

Io e te amore mio, io e te per la prossima creatura che ameremo.

Vi Amo

 

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